mercoledì 29 giugno 2011

Matisse questo sconosciuto



 
 "Wanda, posso dire la mia?"

Umberto Joackim Barbera non si nasconde più sotto il suo pseudonimo letterario "Joackinder", ma qui, presentandosi, si cimenta in una delle sue divagazioni su "Henri Matisse, questo sconosciuto" per formulare alcune ipotesi sulla autenticità di un ritratto da lui ritrovato, acquistato, dichiarato al Ministero Italiano dei Beni Culturali e quindi legittimamente posseduto ed infine proposto al parere indiscutibile, benché del tutto infondato quindi opinabile, espresso da Wanda de Guébriant, l'autorevole esperta dell'opera di Henri Matisse. 

Il primo "casus belli" é stato, tanto per iniziare, l'identità della donna ritratta:

Ritratto ad Henriette
(la modella di Matisse)

Prima questione: come riconoscere l'identità di questa donna?

Basta disporre di una sua fotografia, pubblicata nei libri dedicati all'opera di Matisse, e compararla come se si volesse riconoscere un volto famigliare come quello della vostra zia o della vostra vicina di casa.

Henriette  Darricarrére
modella di Matisse (1922-1928)
 pag.135, "Henri Matisse", di Xavier Girard,
editore Dps -Dijon Quetigny, 1991

Se avete qualche dubbio causato dall'ingiuria del tempo, fate come farebbe Silvio Berlusconi: sottoponete la fotografia di Henriette a dieci persone prese a caso per strada e chiedete loro se riconoscono in essa la donna ritratta. Il risultato sarà quello di un campione statistico attendibile. Tuttavia Joackinder, che nel 1975 si specializzò in marketing e ricerche quantitative di mercato conseguendo il baccalaureato alla Scuola di Amministrazione Aziendale dell'Università di Torino, ha voluto essere di manica larga ed ha sottoposto il quesito non a dieci ma a cinquanta persone prese a caso o tramite e-mail. Quarantanove persone su cinquanta hanno riconosciuto la corrispondenza antropometrica e fisiognomica tra la fotografia ed il ritratto ad Henriette. Solo un esito é stato negativo (1/50 = 2%), una redemption nella norma sebbene la contestazione fosse quella dell'unica persona internazionalmente accreditata come "esperta degli Archivi di Matisse". Ecco la fotografia comparativa:

 pag.115 "Matisse" di Xavier Girard, Musée Beaux--Arts Dijon
Henriette Darricarrére,
née en 1891 a Dankerque

LA PRIMA CONTESTAZIONE

La prima contestazione che motiva l'avventato mancato riconoscimento dell'autenticità dell'opera da parte di Madame Wanda de Guébriant, l'esperta ed archivista di Matisse, é stata di natura estetica e conoscitiva con cui Ella ha considerato il tipo di abito indossato dalla donna ritratta: "un abbigliamento che, a Suo parere, non apparterrebbe ad alcun abito usuale in Francia secondo la moda degli anni 1920", anno in cui Matisse incontrò Henriette a Nizza, nello studio de la Victorine, dove la ragazza  danzava in un film, proponendole di posare per lui. La collaborazione pittore-modella continuò negli anni seguenti mentre la moda cambiava di anno in anno...

Segue la domanda di Joackinder:
"Qual'era l'abito più usuale?"


Henriette, litografia 1925
(14 prove + 50 esemplari)

Henriette, olio su tela 1927
"Femme avec la velette"
Henriette Darricarrére

(1922)

Matisse, "Femme au divan" 1922
Basel, Kunstmuseum (kat.41)


Non vi sfugga, in quest'ultimo dipinto, il particolare della scarpa sul pavimento: "une chassure sur le plancher" che altro non vorrebbe significare che un gioco di parole: "une chasse suré sur le planche", che significherebbe "Una caccia al tesoro in tutta sicurezza a bordo", ovvero per chi é sulla stessa barca. Un argomento che dà a pensare… poiché suggerito da un particolare del dipinto e non da ciò che é più apparente, ovvero dall'abito indossato. Tuttavia c'é chi non va per il sottile.

"Henriette posait dans les années 1920 a une époque où la mode vestimentaire était très différente de l'accoutrement que port ici la modèle. C'est parce que les choses sont si évidentes que je peux répondre de suite…" così si espresse la gentile "Madame Wanda de Guébriant"" nella sua corrispondenza via e-mail, mortificando le aspettative di "Monsieur Joackinder"

Senza perdersi d'animo, Joackinder si rivolse ad una costumista di Cinecittà (Roma) a sua volta esperta in film storici e di costume, incontrata per caso di passaggio a Torino, chiedendoLe un parere se non anche una "expertise" sull'opera d'arte ed offrendole in cambio solo un bicchiere di acqua brillante con una fetta di limone.

Fu sufficiente un'occhiata alla foto del ritratto e la duplice risposta dell'esperta costumista fu immediata e lapidaria:

a) Per quanto concerne la posa della donna con la mano sotto il mento, l'esperta suggerì a Joackinder di cercare il libro "Matisse in Morocco" dove avrebbe in seguito trovato importanti disegni di Matisse.

 per primo fu ritratto l'uomo

Una posizione meditativa tipica in Marocco




H.Matisse: "La Marocaine" (1913)  
pag. 81 "Morocco",  Abrams Publisher NY

b) Per quanto concerne il tipo di abito, non si tratterebbe di un abito comune riconducibile alla moda francese, ma di un costume marocchino,  di cui Matisse portò  delle stoffe a Nizza, secondo quanto scrisse John Elderfield, storico dell'arte:








Nel "Ritratto di Henriette" l'abito sarebbe rappresentato variopinto, composto da strisce di stoffa leggera (voiles di seta), di varie tonalità e disegni compositi, esteticamente abbinate tra di loro ed amabili all'occhio ed al tatto, abiti particolari per lo più usati dalle Odalische!


Tuttavia. . . "Là ou vous voyez un costume de marocaine je ne vois quant à moi, qu'un bonnet de paysanne et un chàle à franges" . . . precisa Madame Wanda, l'amabile esperta d'arte e di moda.


"Ma non sarebbe possibile che Henriette, la modella di Matisse, avesse indossato per prova uno scialle ed un berretto di Amelie, la Signora Matisse?" chiese Joackinder.





Comunque sia andata, é assodato che sul "Ritratto di Henriette" c'é chi vede un costume da marocchina e chi invece un cappuccio da paesana ed uno scialle a frange.
  

  Matisse 1928, "Odalisca in rosso" cm.55x38
L'Odalisca é la modella Henriette Darricarrére 


Immediatamente  nella  mente  poliedrica di  Joackinder  si accese  una luce rossa intermittente,  ad indicargli di fare attenzione a dove la "Odalisca in rosso", dipinta da Matisse, avesse potuto riporre l'abito indossato, non essendovi ritratta in quest'opera né una sedia, né un appendi abito. Dove riporreste voi il vostro scialle a frange? Probabilmente ai piedi del letto ed é proprio lì, vicino alle caviglie inanellate dell'Odalisca che Joackinder vi invita ad indagare.



Come vedete non é un lenzuolo bianco, ma é un richiamo allo scialle a frange dell'Odalisca riposta ai suoi piedi: i tratti blu mare non sono a quadretti, non a "zig zag" ma sono vergati con la stessa direzione verticale che avrebbe lo scialle a frange indossato da Henriette (?), del tutto simile a quello dipinto da Matisse in un altro ritratto, quello in cui un abito a frange sarebbe indossato da Sua moglie!


Matisse:  Ritratto a sua moglie
con dei tratti verticali come nel ritratto a Henriette


Una evidente differenza é il berretto o cappello o copricapo che Henriette avrebbe indossato probabilmente per nascondere il fatto di avere i capelli in disordine o da lavare?

Sul libro "Matisse ou le miracle de Collioure"  si legge: "Manolo diceva delle cose insensate ma brillanti" . . .

di Jean Pierre Barou, Ed. Indigéne 1997

 Pag.86, leggi la penultima riga!

Nella penultima riga si legge che "Les dames sur les chapeaux ont des voiles de couleur", ossia che "le dame sui cappelli hanno dei veli colorati" che - precisa la stilista di moda - possono essere avvolti attorno al cappello come un bozzolo di seta ("enroulé autour du chapeau comme un cocon de soie")

Nel "Ritratto ad Henriette" ritrovato da Jockinder, sarebbe quindi raffigurato, a seconda di come uno la veda, uno scialle a frange con un berretto da paesana oppure uno scialle di seta cangiante dalle sfumature ("nuances") e tonalità degradanti, dal blu del cappello e dello scialle che le ricopre il braccio, ad altre tonalità abbinate tra loro in armonia con un "chapeau au cocon", un'apologia anch'essa parte della filosofia di Henri Matisse:  "lusso, calma e voluttà…". 


"Là tout n'est qu'ordre et beauté, luxe, calme et volupté", come ebbe a scrivere il critico d'arte Aragon sull'originale del volumetto "Matisse, les trésor de la peinture francaise" edito da Albert Skirà nella stamperia  "Roto-Sadag" a Ginevra, il 30 giugno 1946 (originale nella collezione di Joackinder).




"... il suffit de laisser seul Henri Matisse, l'homme à la rêverie  ininterrompue, pour que dans ses mains tout devienne objet de luxe, luxe... ", scriveva Aragon, "je ne m'arrête ici que sur ce mécanisme étrange, jamais décrit, la naissance du luxe, les mains patientes et légères, les mains habiles, longuement longuement éduquées, qui font de ce qui n'était rien ce qui a cette vertu pas encore comprise des hommes, cette vertu du luxe, dont il faudra encore de grands bouleversements du monde, pour que nous la comprenions…".

LA SECONDA CONTESTAZIONE

La seconda contestazione rivolto dall'esperta a Joackinder, riguarda "la presunta filosofia di Henri Matisse" e l'importanza del segno, in particolare de "la mano e la freccia", tradotto "La main et la flèche". Su questo punto, s'il vous plait, non si discuta: vi é a comprova un chiaro testo del celebre critico d'arte Pierre Schneider che é stato pubblicato in un suo volume dedicato a "MATISSE", lo sapevate?

pag. 569 - "Matisse" di Pierre Schneider
Arnoldo Mondadori Editore,  Ottobre 1985

Stante la risposta esatta e documentata a questa determinante domanda, la conclusione é che l'opera é evidentemente autentica visto che il ritratto ad Henriette é firmato da Henri Matisse non con il suo nome e cognome (H.Matisse) ma con il segno da lui stesso indicato: 


                 " la mano e la freccia! "


L'immagine non é completa
per difendere il copyright


Nell'angolo b/dx la grande mano…


La freccia (in verticale verso il basso)
posta nell'angolo dx/basso del ritratto
al posto della firma!




La semplice logica del "ragionamento" (quello enunciato dal filosofo Leibnitz), benché sia una categoria di pensiero non equamente distribuita in questo e nell'altro mondo, ci suggerisce che nessun falsario avrebbe mai dipinto un quadro invendibile poiché incomprensibile anche a Wanda de Guébriant, l'esperta conoscitrice di Matisse !


Ed infine ecco un'ultima "chicca" storico-letteraria: il rumore di un colpo di pistola centrato da Pablo Picasso su una bottiglia di vino (Barbera?) dipinta da Henri Matisse nell'ultimo decennio dell'800, Vi inviti a riflettere sulla terza contestazione (che speriamo sia l'ultima) formulata dall'esperta a Joackinder.




LA TERZA CONTESTAZIONE

"Matisse n'était pas franc-maçon!" così conclues Wanda de Guébriant.

Ma siamo davvero sicuri che Henri Matisse fosse del tutto estraneo a teorie occulte, stratagemmi esoterici e comunicazioni criptate in forma di rebus?


   "Bottiglia di vino" (centrata da un colpo di revolver)
probabile opera di Henri Matisse donata a Pablo Picasso,
ora collezione privata, Torino.

Due celebri opere di Matisse basterebbero per provare come anche l'artista di Cimiez sia stato coinvolto dal loro comune amico Jean Cocteau, allora Gran Maitre del Priorato di Sion, nello stesso gioco di dissimulazione e mistificazione praticato da Pablo Picasso. "E' un gioco pericoloso - scrisse Picasso - ma che volete, io mi diverto". Si trattava di utilizzare alcune delle opere d'arte (come ad esempio il suo celebre capolavoro "Guernica", del 1936), per trasmettere messaggi politici o testimonianze sugli inganni della storia, ad iniziare dall'inganno alla Storia di Francia causato dal disconoscimento del Delfino di Francia, figlio del Re Luigi XVI. Ugualmente Matisse fece per  primo la sua parte, inserendo un "pittogramma" nel celebre dipinto "Il porto di Tangeri visto da una finestra"(1912).


Ecco dimostrato con tutta evidenza che sia nel dipinto "ANNANI", sia nel dipinto "Il porto di Tangeri visto da una finestra", Henri Matisse si sia divertito a comunicare delle verità segrete, forse allora indicibili ma oggi alla portata dei fumetti leggibili e dei rebus risolvibili da ragazzi delle scuole medie.

"Et puisqu'on parle de franc-maçonerie, ou toute simplement de clique, je viens tout juste de comprendre que… " - riprende l'amabile esperta di arte, moda e massoneria - "cela semble une fantasie de franc-maçon! Et Matisse n'en était pas".

Tradotto pedissequamente: "E visto che si parla di franca-massoneria o semplicemente di una cricca, vengo per l'appunto a capire che ... ciò sembra una fantasia di franchi massoni!
E Matisse non lo era".

Ma allora la questione fondamentale per cui si contesta l'autenticità del "Ritratto ad Henriette" sarebbe quella di stabilire se il nostro "Her Professor" fosse un obbediente massone?

"Matisse ou le miracle de Collioure", pag.66


Picasso e Matisse, nemici ma fratelli ("ennemis mais frères"), vale a dire "rivali ma confratelli", evidentemente massoni non essendo entrambi dei frati trappisti?  E poi, a quale gioco essi giocavano?

Probabilmente Matisse e Picasso si accordarono con Jean Cocteau per continuare il gioco che veniva da lontano (1881) ideato nell'ambito del Salotto della Principessa Matilde Bonaparte la quale avrebbe avviato la "Caccia al tesoro del Graal" basata sulla conoscenza di un segreto confidatole da suo zio Napoleone Bonaparte.

Quale segreto? Per scoprirlo Matisse ci indica un libro:

 Libro "Napoleone" 
edito da Floury 
(Libreria universitaria di Parigi)

Ma non solo:
Matisse giocò a far ritrovare un dipinto 
tenuto segreto e nascosto?

Matisse: "Liseuse à la table jaune", 1944 

Sarebbe bastato capovolgere il dipinto 
e poi guardare l'immagine nel libro...

...per scoprire il disegno 
pubblicato e ritrovato di Henriette ?


ED ORA GUARDATE CON WANDA NELLA PAGINA DEL LIBRO !


Voilà chère Madame Wanda  ! 
Il ritratto del gioco é stato ritrovato !

"Matisse questo sconosciuto", oggi forse meglio compreso come completo essere umano e giocoso,  non come un'icona da difendere a tutti i costi.

Matisse, oggi rivelato grazie anche al suo "Cahier" scritto e disegnato nel suo viaggio in Marocco, ricco di spunti e di indizi per meglio comprenderlo. Leggasi "Matisse in Morocco", 1912-1913, di Joack Cowart, Pierre Schneider, John Elderfield, Albert Kostenvich, Laurea Coyle, Edito da National Gallery of Art, Washington, Harry N. Abrams Publishers New York, 1990.



 plus dans le Cahier di Matisse ...




Per finire, lo stesso Matisse menzionò l'opera di Henri Poincaré "La Science et l'Hypotèse" in cui l'apprezzato filosofo sosteneva che "le apparenze sono ingannevoli" ("les apparences sont trompeuses").

"Avete letto questo libro? Vi sono delle ipotesi vertiginose, quella della fine sulla distruzione…" ma di che cosa? 

Del "Ritratto ad Henriette", aggiungerei io, umilmente.


(-:  Joackinder
Umberto Joackim Barbera
l'autore di questa presentazione
vi abbraccia amichevolmente.



DESOLATO JOACKINDER ANNUNCIA CHE MADAME WANDA DE GUEBRIANT NON INTENDE ESSERE ABBRACCIATA E RICEVUTA A TORINO E CHE PERTANTO, COME UNO SPASIMANTE DELUSO, D'ORA IN AVANTI JOACKINDER SCRIVERA' A WANDA SOLO RIME POETICHE (= POESIE):LEGGASI CON RISPETTO IL BLOG:

 "POESIE A WANDA" (clicca sul titolo)


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A T T E N Z I O N E !

Questa ricerca di Joackinder é un esempio di creazione artistica del tutto nuova che ha come fine quello di disorientare il critico d'arte avvezzo ad un approccio metodologico ben diverso, basato non come l'ideazione di Joackinder, creativa ed intuitiva, bensì sull'analisi mnemonica di ciò che il critico abbia davvero studiato, compreso e correlato.

Non vi può essere dialogo costruttivo tra le due metodologie se non vi sia alla fine una comune autenticazione dell'opera.

E' chiaro a tutti che qualora il critico d'arte assuma una opinione diversa, non provata da alcun riscontro, Egli giochi a non riconoscere l'autenticità del dipinto.

( ° - ° )